domenica 15 settembre 2013

Gentiana asclepiadea

Laghi di Plitvice 26 agosto 2013 (Croazia)
Gentiana asclepiadea

Non ho una foto che renda giustizia ai laghi, al loro meraviglioso spettacolo ed alla vegetazione che li circonda. Per farsi un'idea della bellezza di questo sito è più utile fare una ricerca immagini su google. Nel programmare il viaggio, occorre tenere conto che il parco è pieno di turisti  e sarà necessario armarsi di molta pazienza, soprattutto quando vedrete uno dei nostri incauti connazionali pasturare i pesci come se si trovasse al Parco Sempione (ricordo che anche lì in teoria è vietato dar da  mangiare agli animali "selvatici") .


Cornus mas nel suo habitat naturale, (laghi di Plitvice)

sabato 23 marzo 2013

Storie di piante

Qualcuno diceva che "In giardino non si è mai soli".
In effetti è vero, molte delle piante che possediamo hanno una storia da raccontare, legate come sono a ricordi, episodi, cacce ostinate tra mille diversi vivai, doni inaspettati ...
Chiedere ad un giardiniere appassionato notizia delle sue piante può essere causa scatenante di interminabili e talvolta noiosissimi racconti.

In questo periodo, nel caotico giardinetto di casa che lentamente si risveglia dal torpore invernale, il mio amato corniolo è in fiore.


Cornus mas, fioritura in pieno sole, provincia di Milano, dai primi di Marzo a fine mese. 
Come molte le altre piante che nel tempo sono arrivate a casa, anche questa è frutto di un acquisto impulsivo.
Galeotto fu Pizzetti.
Il piccolo "Piante e fiori del giardino" religiosamente  protetto da copertina gialla plastificata, e decorato con dedica datata 1980 giaceva tra le mensole della libreria. 
Avevo 16 anni, ancora il giardinaggio non era un'ossessione ma solo un simpatico germoglio, le pagine ormai ingiallite dell'edizione economica che pigramente mi ero ritrovata a sfogliare in un pomeriggio in cui mi interessava solo procastinare l'ennesima tavola da disegno da terminare non mi attraevano particolarmente, poi cominciai a leggere. 
Cominciai a leggere partendo da una pagina imprecisata del libro, mi appassionai e decisi di leggere con metodo:dal principio alla fine. Fra le diverse piante descritte magistralmente da Pizzetti, una in particolare colpì la mia immaginazione, non è difficile immaginare quale.

venerdì 15 marzo 2013

Di software e rendering


Si possono realizzare rendering discreti anche con software gratuiti o open source.
Il che non guasta quando il tuo lavoro non viene remunerato, la gente si intasca il progetto e tanti saluti.
Ingenuità ed occasioni perse.
Tornando al punto1: Google sketch up per la modellazione 3D (se poi piace, si passa al Pro che ha costi abbordabili persino per me),  Kerkythea come motore di rendering, GIMP per la post-produzione.
I manuali utili per imparare:
-Google SketchUp for Site Design: A Guide to Modeling Site Plans, Terrain and Architecture
SketchUp 7.1 for Architectural Visualization: Beginner's Guide
Non sono free e cominciano ad essere datati, ma l'investimento vale la spesa.
E se ho imparato io che ancora rimpiango matita acquarello lucidi e fotocopiatrice, vuol dire che funzionano.




giovedì 28 febbraio 2013

Sabato e domenica siamo qui!

Questo fine settimana sarò qui, a Villa Necchi Campiglio a dare una mano allo stand dei Vivai ProNatura.

sabato 16 febbraio 2013

A caccia di bucaneve

Passato l'esame di stato viene anche il momento di concedersi una gita.
Il posto è il medesimo dello scorso  ANNO ma il periodo è un altro.
Metà febbraio invece di fine marzo.


La neve rende tutto più suggestivo, ma lo scopo della gita non è quello di godersi l'insolito paesaggio innevato, bensì verificare se almeno quassù, nei lembi boscati dell'alta Brianza, ancora fioriscono i bucaneve.


Niente!
Dei bucaneve nessuna traccia,probabilmente non è il loro areale, in compenso, dove la neve si ritira, fanno capolino graziosi mazzolini di Leucojum vernum. 


Sono molto soddisfatta lo stesso.
Prima di rientrare a casa la Brianza ci fa un ultimo regalo:



un tramonto in technicolor ci sorprende superata l'ultima collina. 
Ringraziamo le polveri sottili.

Il mio suggerimento è lo stesso dell'ALTRA volta: se abitate nei paraggi di Lesmo (Monza) il sentiero verso Cascina Pegorino merita una visita.


lunedì 4 febbraio 2013

Notte prima degli esami

Basta!
Le procedure di VIA VAS e AIA mi escono fuori dalle orecchie, la Convenzione europea del paesaggio inizia a farmi orrore ed il Codice dei beni culturali e del paesaggio ancora di più!
Per rilassarmi sono passata ad esplorare quali siano i parchi italiani attrezzati con aree espositive all'aperto, pensando che quando mi ritroverò di fronte alla commissione romana dovrò pur giustificare le mie miserande scelte progettuali con qualche elegante riferimento a opere realizzate.
Così...
Ho riscoperto la fondazione Maeght e l'Uovo di Mirò che non dimenticherò mai.
Ho sognato per l'ennesima volta di poter mettere piedi nell'opera di Niki de Saint Phalle
Ho sbirciato il sito del "parco" Arte Sella  e quello della Collezione Gori
Per caso mi sono imbattuta in QUESTO 
e mi è tornata alla mente una gita di ottobre.

Da sinistra: Monte isola in un uggioso pomeriggio; le piramidi di erosione; le torbiere del Sebino , foto di  Staiano Raffaele (che io avevo la compattina scarica).
Per il mio compleanno avevamo deciso (io e il fantasmino che compare un paio di foto più giù) di sfruttare "l' x-box" e di passare un paio di giorni a Zone piccolo e meraviglioso comune nei pressi del lago d'Iseo.
Ovviamente prima di partire avevamo perso altrettanto tempo per decidere quali itinerari percorrere e quali posti visitare: Monte Isola, le Piramidi di Erosione, il percorso ciclabile Vello-Toline (che purtroppo trovammo chiuso, causa frana di due anni prima) ma soprattutto  le Torbiere del Sebino. 
Il percorso detto "Bosco degli gnomi" lo avevamo tenuto come seconda scelta. 
Ma il caso ha voluto diversamente.
Abbiamo trovato il tempo per fare il percorso di "Bosco degli gnomi" e io sono rientrata in albergo entusiasta, riportando un mucchio di impressioni positive e suggestioni per ipotetici progetti.

Il percorso comincia a pochi passi di distanza dall'abitato di Zone. 
Il paesaggio verso valle è dolce, il bosco che cresce lungo le colline ondulate lascia il posto ai prati del pascolo. 
Il Rosso, nel tempo, ha inserito ai lati del sentiero le sue opere ricavate da vecchi alberi, tronchi e ceppaie. Il nucleo centrale della suo lavoro, costituito da gnomi e ed animali del bosco, si incontra a metà del percorso ma è molto cresciuto nel tempo. Già all'inizio del percorso, infatti, ci imbatemmo in inaspettate figure: i draghi. I draghi che sembrano vigilare il bestiame come sentinelle, strappano un sorriso. Mi sono piaciuti da matti! Li ho immaginati inseriti in un parco giochi. L'intervento minimo dell'artista sul legno morto trasforma una vecchia ceppaia in una creatura fantastica (che all'occorrenza può fungere da asse di equilibrio) senza snaturare la forma del legno.

Il percorso a valle: le prime opere. Assolutamente da notare il muretto a secco e la pavimentazione in ciottoli della prima foto che se non ramento male dovrebbe essere uno dei frammenti recuperati della antica strada Valeriana.

Ogni drago ha il suo nome: a sinistra il Drago Rubino (gli ogghi sono illuminato da rossi fondi di bottiglia) a destra il drago Vinicio che fa la guardia ad una mandria di mucche al pascolo.
Verso metà percorso, alle porte di quello che era cupo bosco di faggi, ci siamo imbattuti negli gnomi promessi.
Non ho foto decenti degli gnomi purtroppo, ma mi sono sbizzarrita con le civette.
Alcune delle civette intagliate nei tronchi di alberi (con le radici ancora nel terreno) che sbucano ai lati del sentiero.

Non abbiamo completato tutto il percorso previsto per raggiungere la cima del monte Guglielmo perché ad un certo punto ci siamo imbattuti nel cartello che invitava a visitare il laboratorio del Rosso. Abbiamo imbucato un sentiero laterale e, dopo un breve tratto, ci siamo trovati di fronte ad una terrazza naturale lungo la quale era stato costruito un rustico casolare di bianco intonacato, nel punto dove il declivio cambiava pendenza il "Rosso" aveva realizzato la fantastica recinzione che potete vedere nelle foto sottostanti.

La poetica recinzione del laboratorio del Rosso. Le mie pessime foto purtroppo non rendono giustizia né all'opera né al contesto.

Certo non è recinzione adatta ad ogni giardino, ma in questo contesto la recinzione marcava una netta distinzione tra gli spazi dell'uomo e quelli della campagna permettendo all'abitazione di dialogare con il paesaggio circostante.

sabato 26 gennaio 2013

Cantieri e Robinie



Questo è uno degli ultimi acquarelli di Torino poi, a meno che non decida di riprendere la matita in mano, non infescerò di ulteriori boiatine queste pagine.
Era il lontano 2010, era un aprile piovoso e la tenacia con cui la robinia, sfuggita alle ruspe ed agli scavi, fioriva mi aveva quasi commosso. 
Il canto del cigno.

Signori non commuoviamoci troppo!
In fondo al cuore rimango un agronoma e so benissimo come la tenacia della robinia sia, nel tempo, diventata un problema. 
Inrodotta in Europa nel 1601 da Jean Robin, Robinia pseudoacacia  si è rapidamente naturalizzata nel nostro continente (anche grazie all'aiuto dell'uomo che la sfrutta per la produzione mellifera e la legna da ardere di ottima qualità ) fino a rendere assai difficile la vita per le nostre specie arboree più pregiate (il genere Quercus in particolare). Questa specie dalla crescita rapida e dalla elevata capacità pollonifera, tende infatti a soffocare le govani piantule di quercia sottraendo loro spazio e luce, e creando formazioni boschive praticamente monospecifiche con un gran danno in termini di perdita di biodiversità.







sabato 22 dicembre 2012

Erbacee perenni in città

Oudolf, Clement, Blanc.
Un vivaista, un paesaggista, un botanico.
La triade più citata, acclamata, imitata e criticata di questi ultimi 10-15 anni. (In ambito paesaggistico naturalmente!)
Io li "amo" tutti e tre senza riuscire ad essere critica.
Di Oudolf amo l'effetto pittorico, scapigliato, sorprendente che i suoi accostamenti riescono a creare. Penso  che abbia rivoluzionato la bordura mista creata dalla Jekyll prolungandone la stagione ornamentale, riducendo le necessità manutentive ma soprattutto ottenendo dei meravigliosi effetti pittorici che rimangono inimitabili.
Di Clement amo la capacità narrativa ed inventiva che impiega nell'ideare i suoi progetti.
Ricordo ancora la fortissima impressione che mi fecero i giardini del Quai Branly a Parigi. Una ricchezza di forme, materiali, colori, volumi, PIANTE, simboli da perdere la testa! Tutto in uno spazio relativamente piccolo, in condizioni di ombreggiamento talvolta estreme e senza mai perdere il senso dell'unitarietà del progetto. Giravo per il giardino estasiata ringraziando la grandeur francese che aveva permesso al paesaggista di utilizzare tutte quelle specie e quei materiali per un giardino che non doveva neppur essere la principale attrattiva del luogo (per dire in Italia ci saremmo contentati dell'edificio progettato da Jean Nouvel, della parete verde di Patrick Blanc e attorno ci avremmo sistemato una piazzetta e qualche posto auto).
Infine Blanc...
per me le sue sono opere d'arte, punto.
Immagino sia noto a tutti il proliferare di muri verdi tecnologie e brevetti alternativi a quelli del suddetto. 
Cagate. 
Nella maggior parte dei casi non hanno nessuna ragion d'essere.
Non hanno nessuna ragion d'essere quando chi sceglie le piante da utilizzare per questo tipo di copertura non ha lo stesso tocco d'artista e le medesime profondissime conoscenze botaniche di Blanc.

Se nelle imitazioni, citazioni, omaggi a Blanc spesso non ci vedo nulla di positivo guardo con simpatia e speranza verso gli esperimenti di paesaggisti e vivaisti che sulla scia di Oudolf cercano di importare anche in Italia l'uso di graminacee e perenni in grado di regalare un tocco di colore alle nostre città; ecco perchè ho provato ad elaborare un paio di schemi sulla falsariga di quelli di Oudolf.

martedì 11 dicembre 2012

Erbacee perenni in città


A settembre ero ancora in comune a fare la stragista, le pratiche ordinarie erano però ferme in attesa che si riaprissero i nuovi bandi ed il mio tutor non sapeva che lavoro assegnarmi.
Non per molto però.
T: - In attesa che arrivi il nuovo regolamento potresti preparami dei tipologici di bordure miste o   alberate che eventualmente potremmo proporre ai futuri sponsor. Di cosa ti vorresti occupare bordure miste o alberate?
CB: -Bordure miste!!-
T: -Bene allora ipotizziamo di avere delle aiuole da 10-12m x 3m visibili prevalentemente da uno dei lati lunghi ....-

Ecco come mai mi sono ritrovata a disegnare autostrade di erbacee perenni.



martedì 27 novembre 2012

La semina in contenitori alveolari


Il 26 agosto scorso avevo allestito il mio angolino semine (qui il post relativo).
Oggi martedi 27 novembre mi decido a trapiantarle. 
Sono in ritardo averi dovuto terminare i trapianti entro la prima metà di ottobre, pazienza. Non ho seminato piante delicate, si adatteranno.

In genere a meno che non si tratti della semina di piante autoprodotte  di cui conosco la vigoria e di cui possiedo abbondanti scorte di semi, le annuali e le erbacee perenni che moltiplico da seme andranno incontro ad almeno 2-3 passaggi prima di giungere nella loro dimora definitiva.

Le semine del 26 agosto 3 mesi dopo (27 novembre)
Il primo passaggio è la semina in contenitore alveolare.
La semina in alveolo mi permette di evitare le delicatissima e noiosissima operazione di ripichettamento e di ridurre al minimo il quantitativo di terriccio universale da acquistare.
Il motivo per cui cerco di ridurre il consumo di terriccio per piante è presto detto: i terricci commerciali sono a base di torba, la torba non è una risorsa rinnovabile (se continua ad essere estratta con i ritmi attuali), le torbiere da cui è estratta sono spesso ecosistemi delicatissimi e ricchi di endemismi, la mia è un'attività hobbistica, indi posso permettermi di lavorare un po'di più pur di ridurre i miei consumi di torba.
Il motivo per cui non abbandono definitivamente i terricci commerciali a favore dell'ottimo  e abbondante compost prodotto dal giardino di casa, è uno e semplice: il compost di casa è pieno di semi di "erbacce" che soffocherebbero le mie giovani plantule mentre il terriccio commerciale è erbaccia esente.
Possiedo una decina di contenitori alveolari. I contenitori alveolari hanno dimensioni zz X cc, 7 hanno XX fori e 3 hanno XX fori. Li ho acquistati nel 2003 al consorzio agrario più vicino a casa, e ogni anno finito il loro lavoro vengono sciacquati e messi da parte per essere utilizzati l'anno successivo. 


Non appena le plantule sviluppano un buon apparato radicale andrebbero trapiantate in vasetti più grandi o poste a dimora.



Se in fase di semina sono intransigente sul tipo di terriccio (terriccio universale o da semina, rigorosamente sterile per riempire gli alveoli e terriccio per piante grasse per coprire i semi più minuti) in fase di trapianto mi affido tranquillamente al compost di casa.
Anche in questo caso utilizzo vecchi vasetti riciclati di anno in anno. 


Per rendere più rapida l'operazione di trapianto, riempio prima tutti i vasetti senza compattare troppo il terriccio, quindi con il manico arrotondato di una paletta da giardino, comprimo leggermente il terreno ottenendo l'incavo ove riporre il panetto di terra delle nuove piantine.

Infine, pigiando lungo i bordi dell'alveolo e tirando delicatamente la plantula dal colletto (fig. 1), estraggo la piantina che andrà posta a dimora (fig.2) e rincalzata con cura premendo il terreno attorno ad essa (fig. 3-4).

martedì 13 novembre 2012

La stragista


Oggi era l'ultimo giorno da stragista al Comune. Però è bello essere salutati con un mazzo di tulipani.

Il prossimo martedì proverò a dare l'esame di stato. 

Ieri sera, invece di ripassare storia dei giardini, leggevo questi post 1 2 3 e 4  ma sopratutto leggevo i commenti e le discussioni relative.

Insomma tiravo le somme e ripensavo agli anni dell'università. 


Questa sera per acquietare l'ansia sfoglio questo manuale: 

Astrid Zimmerman; Constructing landscape materials, techniques, structural  components; ed. BIRKHÄUSER  (2011)


Per chi, nonostante tutto, volesse cominciare lo strano (per l'italia) percorso verso l'architettura del paesaggio penso che questo manuale potrebbe essere di grande aiuto.
Se fossi una persona più ottimista e pragmatica forse avrei scritto una recensione del genere per questo meraviglioso manuale...

Everything you wanted to know about Landscape Architecture that they don't teach you at University. It's a huge book but really in depth and very clear without the wishy washy approach, straight to the point just how I like it! I bought this book, it's not cheap but I guarantee you will use it all the way through your undergraduate studies and most likely beyond! Worth it's weight in gold! Drainage? Gradients? Earthworks? Materials? No problem!

......invece, mi limito a riportarla! ;)







venerdì 21 settembre 2012

Test varietale, un'ossessione... una nuova!

Hemerocallis,
tutto è cominciato qualche mese fa a maggio.
Prima di allora, queste piante non mi avevano mai detto niente.
In vivaio di fronte all'ennesima richiesta di piante sempre fiorite, perenni e resistenti, però, mi sono venuti in mente loro: gli Hemerocallis.
Fino a quel momento conoscevo solo la cultuvar 'stella d' Oro': molto rifiorente, resistente ma, a mio avviso, non particolarmente entusiasmante.
 Qualche tempo dopo, per trarmi d'impaccio da una "situazione difficile", decido di impiegare una cultivar a fiore rosa in un progetto.
Un generico Hemerocallis a fiore rosa sembra perfetto: un esplosione di colore nei mesi estivi, sviluppo contenuto, effetto 'pratino' quando non è in fiore, perenne, scarse necessità manutentive, costo unitario della pianta relativamente contenuto. 
H. 'Stella d'Oro' è più economico, rifiorente e reperibile ma il giallo dei fiori fa a pugni con le pareti del vicino edificio, quindi vince l' Hemerocallis a fiore rosa.
Almeno per un po'.....
<<Gli Hemerocallis  per fiorire a profusione hanno bisogno di tanta luce, in inverno vanno in dormienza e le foglie svaniscono, rischiamo di deludere il cliente>>
 Mi fido dell' esperienza del socio e sostituisco l'Hemerocallis  con la solita Liriope muscari che almeno è sempreverde in inverno . 
Liriope al posto di Hemerocallis.
I potenziali clienti sono comunque titubanti ed il progetto non va in porto.
Per consolarmi e per verificarne le caratteristiche, mi compro tre differenti cultivar di Hemerocallis nel garden dietro casa .
Hemerocallis 'Stella d'Oro' conferma quanto promesso: fiorisce tutto giugno e poi ancora un paio di settimane a settembre. Il giallo dei suoi fiori accanto al blu-violetto della Liriope muscari mi stupisce piacevolmente.


Hemerocallis 'Stella d'Oro' a metà giugno
Hemerocallis 'Red Run' fiorisce troppo poco (solo tre meravigliosi fiori che non faccio a tempo a fotografare). Quel poco è amore. Rosso.
Hemerocallis 'Pink Damask' è altrettanto bello ed il colore meglio si adatta ai toni del mio terrazzo ma anche la sua fioritura è troppo effimera.


Hemerocallis 'Pink Damask' a fine giugno
Da allora navigo su internet alla ricerca della chimera. 
Vorrei una cultivar di Hemerocallis bella come i miei H. 'Pink Damask' e 'Red Run', rifiorente come H. 'Stella d'Oro' e sempreverde come come una Liriope muscari , economica e reperibile come H. 'Stella d'oro'.
Ibridatori siete avvisti!
Aspettando la chimera mi sono segnata una lista di cultivar da testare, magari tra loro c'è quello che cerco.

Qualche indirizzo internet:
http://www.hemerocallis.it/
http://www.vivaioicampi.it/
http://www.vivaipriola.it/perenni?specie=Hemerocallis
http://www.raziel.it/prodotti_lista.php?sel_cat=33
http://www.capecchipiante.it/hemerocallis.htm
http://www.rosebarni.it/shop.php?azione=listino&cod_sotto_varieta=130&cod_varieta=704
http://www.claragarden.it/default_c.asp

domenica 16 settembre 2012

Raccogliere e conservare


Settembre mese di raccolti.




In attesa di una nuova stagione di semine.

     CONTENITORI                                                             E  CONTENUTO. 



domenica 2 settembre 2012

Tempo di semine



Pizzetti paragonava l'autunno ad una seconda primavera del giardino. 
Tra settembre e l'inizio di novembre, nell'Italia centro-meridionale, le temperature miti e le piogge frequenti fanno dimenticare ai giardinieri la siccità estiva, il giardino riprende a verdeggiare mentre le rose, non più frenate dal caldo, ci regalano gli ultimi spettacolari bagliori.
Benché il mio punto d'osservazione sul mondo dei giardini sia ubicato un po' più a nord rispetto alla Roma di Pizzetti, complici gli ormai evidenti mutamenti climatici, ho deciso che anche per me questo autunno sarebbe stato una seconda primavera. 
Primavera per me è sinonimo di semine.


Comincio dai tageti...
I tageti seminati a fine agosto sono ormai una tradizione consolidata di casa, fin da quando nel lontano 1996, una serie di piantine diligentemente seminate a primavera, e fiorite con stento durante l'estate afosa si autodisseminarono a settembre dando origine ad un tenero tappetino verde che ornò la terrazza fino a novembre inoltrato. Da allora mia madre semina i tageti tra metà agosto ed i primi di settembre per vederli fiorire in autunno. 


A sinistra tageti seminati il 5 di agosto. A destra  tageti seminati il 20 agosto 2012
 


Ci sono poi le portulache....

che vanno seminate adesso ma che vedremo spuntare solo a primavera.
Anche le portulache hanno una storia. Una storia recente però. 
Le portulache sono una di quelle specie che mia mamma in anni recenti ha scoperto essere delle comode piantine passepartù per l'estate. Le acquistava per poco all'istituto agrario vicino a casa, le piazzava nelle cassette del balcone di cucina e per tutta l'estate eravamo a posto: quattro cassettine colorate che non richiedevano particolari attenzioni e resistevano all'implacabile sole estivo.
Poi  V. ha deciso di istruirci:
<< Io queste le semino da me. Vedi questi?>> mi disse indicando delle minuscole capsule ancora immature. 
Capsule immature di portulaca
<< Le raccogli. Le schiacci tra le dita e spargi i semini così sul terreno intorno alla piantina. L'anno prossimo spunteranno di nuovo.>> 
Ovviamente feci come mi era stato raccomandato, non si disubbidisce a V.!
Quest'anno, devo dire con un po' di ritardo rispetto a quanto mi aspettassi, verso fine maggio le cassettine si sono riempite di innumerevoli piccole piante di portulache. 
Questo metodo di propagazione ha qualche incoveniente:
-le cassette devono poter essere spostate in un angolo riparato e lasciate indisturbate fino alla primavera successiva (tra ottobre e maggio saranno vuote).
- non è possibile prevedere i colori delle future generazioni 
-non tutte le portulache manterranno il fiore doppio (sempre che partiate da portulache a fiore doppio).

L' alternativa:
-raccogliere le capsule
-liberare i semi sfregando le capsule delicatamente tra le dita
-conservare i finissimi semini neri fino a febbraio in bustine di carta o barattolini di vetro, 
- a fine febbraio seminare  in piccoli vasetti di torba o di plastica da tenere in casa fino alla germinazione ed alla stabilizzazione delle temperature. 
-mettere a dimora a metà aprile le giovani piantule.
Tutto sommato anche questo è un metodo piuttosto laborioso!
Le capsule di portulaca sono deiscenti ovvero si aprono da sole.   Occorre, quindi,
 raccoglierne i semi poco prima che si aprano.

 ...o appena si sono aperte, altrimenti il vento disperderà
i semi altrove!


Infine ci sono i miei esperimenti di quest'anno:
Delphinium consolida
Delphinium mix
Digitalis excelsior 
Lattughino da taglio 
Plantago coronopus, meglio conosciuta come minutina o erba stella


Semine del 26 agosto

Per ora solo la minutina ha fatto capolino dal terreno.



mercoledì 25 aprile 2012

Bosco in città: non è una novità, però funziona di brutto!



Nel 1974 a ovest di Milano si cominciavano a mettere le basi di quello che oggi è il BoscoinCittà di Milano. Un gruppo di cittadini spinti dalla voglia di riappropriarsi di aree verdi degradate sotto la guida dell' associazione Italia Nostra si cimentava nella prima impresa di forestazione urbana mai tentata in territorio italiano. Da allora le tecniche di impianto e la disponibilità di specie autoctone certificate necessarie alle opere di forestazione urbana si sono affinate e questo metodo di impiego e gestione del verde pubblico si è piuttosto diffuso in Milano e Interland.

Nel 2001/02, mentre fresca di diploma di maturità vagheggiavo di realizzazioni di giardinetti composti da sole specie autoctone e mi procuravo nei fossi delle campagne dei dintorni rizomi di Iris pseudacorus, sotto casa mia realizzavano un parco con le ormai consolidate ma ancora poco affermate tecniche della forestazione urbana.
I primi due anni abbiamo avuto davanti agli occhi una distesa di arboscelli.
    Tempo pochi anni, ed i piccoli arbusti sono diventati graziosi cespugli e giovani alberi; il parco, malgrado la quasi completa assenza di attrezzature ludiche, iniziava ad essere frequentato dalla gente, complice la centralina dell'acqua posta proprio al centro dell'area.
    Oggi la centralina non è più il polo attrattore del parco, ma è il parco in se che con il suo aspetto naturale le ampie di distese a prato e le sue macchie verdi attira come una calamita gli abitanti di Opera.
Questo mi ha fatto capire che non sempre sono necessarie attrezzature stratosferiche (costosissimi giochi bambini, percorsi vita, attrezzature ginniche, teatri, aree calcetto ecc. ec.) per trasformare un area abbandonata in un oasi verde frequentata ed amata.


Scegliere piante resistenti, adatte all'ambiente in cui verranno piantate, alternare spazi pieni e spazi vuoti, è già un buon modo per definire un area verde... poi verranno le sedute, i percorsi, gli animali e le persone..
Non necessariamente in questo ordine!

Informazioni di base sulle tecniche di progettazione, realizzazione e gestione di una foresta urbana si trovano qui .